Palestine: Time to end global silence to Israel's war crimes Print E-mail
 November 2 2006

Il silenzio e l'ignavia della comunità internazionale

[Scroll down for English translation: "The silence and indolence of the International Community"]

BY Luisa Morgantini

Fermare il governo israeliano, l’Ue sospenda gli accordi di associazione economica, il governo italiano revochi gli accordi militari e sulla sicurezza stipulati con il governo israeliano, l’Onu imponga il rispetto delle risoluzioni delle nazioni unite ed un minimo di legalità internazionale.

La politica unilaterale e militare di Israele conduce solo al disastro morale e politico della stessa Israele oltre ad infliggere alla popolazione palestinese sofferenze inaudite, umiliazioni e punizioni collettive. Dopo il Libano si era ventilata l’ipotesi di una presenza internazionale a Gaza, lo si faccia per proteggere la popolazione palestinese e israeliana. I tempi sono più che urgenti.

Ieri al Consiglio della sicurezza del govenro israeliano, il nuovo ministro Libermann di origine russa, noto per il suo razzismo e fascismo (è per la deportazione di tutti i palestinesi, compresi i palestinesi cittadini israeliani), pare abbia detto che a Gaza l’esercito israeliano dovrebbe comportarsi come i russi in Cecenia, in realtà l’esercito israeliano non ha bisogno di imitare nessuno, le sue azioni e quelle dei suoi generali sono da portare al Tribunale Internazionale dei crimini di guerra.


Fermare il governo israeliano, l’Ue sospenda gli accordi di associazione economica, il governo italiano revochi gli accordi militari e sulla sicurezza stipulati con il governo israeliano, l’Onu imponga il rispetto delle risoluzioni delle nazioni unite ed un minimo di legalità internazionale.

La politica unilaterale e militare di Israele conduce solo al disastro morale e politico della stessa Israele oltre ad infliggere alla popolazione palestinese sofferenze inaudite, umiliazioni e punizioni collettive. Dopo il Libano si era ventilata l’ipotesi di una presenza internazionale a Gaza, lo si faccia per proteggere la popolazione palestinese e israeliana. I tempi sono più che urgenti.

Ieri al Consiglio della sicurezza del govenro israeliano, il nuovo ministro Libermann di origine russa, noto per il suo razzismo e fascismo (è per la deportazione di tutti i palestinesi, compresi i palestinesi cittadini israeliani), pare abbia detto che a Gaza l’esercito israeliano dovrebbe comportarsi come i russi in Cecenia, in realtà l’esercito israeliano non ha bisogno di imitare nessuno, le sue azioni e quelle dei suoi generali sono da portare al Tribunale Internazionale dei crimini di guerra.

Due sere fa, mentre con una delegazione di 12 membri del Parlamento Europeo di tutti i partiti politici, lasciavamo Gaza dal confine di Eretz. Su Beit Hanoun, villaggio al confine, piovevano le bombe israeliane. Mentre osservavamo l’ area industriale di Gaza, ridotta ad un ammasso di rovine dai buldozer israeliani solo quattro giorni prima, vedevamo il drone puntare su Beit Hanoun.

Il nostro autista Ahmad era terreo. Con la sua e altre 25 famiglie avevano lasciato le loro case di Beit Hanoun, alla fine di agosto perché gli israeliani gli avevano fatto sapere che le avrebbero bombardate, adesso vive con i suoi dieci figli e la moglie in una casa in affitto a Gaza e ci dice che ogni giorno «è come aspettare di morire».

Uomini di affari e industriali palestinesi ci raccontavano come le demolizioni e i bombardamenti che avevano distrutto case, ponti, strade, la centrale elettrica e tutte le infrastrutture, insieme alla chiusura del check point di Karni di Rafah, impedivano qualsiasi importazione o esportazione di merci palestinesi, senza parlare dei movimenti delle persone e che questo conduceva al totale disastro economico ed umanitario della striscia di Gaza, ma anche della Cisgiordania. Il costo delle merci importate a Gaza è ormai più alto che in qualsiasi paese europeo, cresce il mercato nero e il contrabbando sia con Israele che con l’Egitto.

I dipendenti pubblici più di 150.000 in tutte la Palestina non sono pagati da 8 mesi. I soldi ci sarebbero se Israele restituisse i dazi doganali confiscati all’autorità palestinese. L’Unione Europeo e il quartetto invece di imporre al governo israeliano la restituzione dei dazi ha (cercando come al solito di risolvere la questione politica con gli aiuti umanitari), introdotto un meccanismo internazionale temporaneo (TIM) per alleviare i casi più disagiati, introducendo un meccanismo discriminatorio nei confronti dei lavoratori, infatti solo i dipendenti della sanità e dell’istruzione hanno ricevuto dei rimborsi parziali dei loro stipendi, mentre nulla avuto tutti gli altri compresi la polizia che dovrebbe portare sicurezza ma se non è pagata rischia di soccombere alla corruzione.

All’ospedale di Al Shifa a Gaza, abbiamo visto i corpi straziati di donne, bambini, uomini, anziani. I medici chiedono una inchiesta internazionale perché le ferite sembrano prodotti da armi al fosforo e chimiche. L’ospedale è a corto di medicinali e non attrezzato a curare ferite di questo tipo. Ammalati di cancro o terminali non possono più avere le cure al Cairo o in Israele per la chiusura delle frontiere.

Una situazione insostenibile, tracollo umanitario e massacri di popolazione civile. Nel silenzio e nell’ignavia della Comunità Internazionale. Diecimila e cinquecento prigionieri politici su una popolazione di 3.500.000 abitanti, tra loro 400 ragazzi, più di duecento donne, 1.500 in detenzione amministrativa da anni e anni senza avere avuto nessun processo.

Le forze politiche palestinesi è vero non sembra abbiano una strategia. Lo scontro tra parti di Hamas e di Fatah non è solo politico, porta allo scontro armato e all’insicurezza per tutti i cittadini. Lo sforzo di portare ad un governo di unità nazionale è continuamente minato da lotte di potere interne alle forze politiche palestinesi, ma soprattutto dall’assedio e dalla politica israeliane e dalle interferenze Usa.

Le forze politiche che abbiamo incontrato senza discriminazioni alcune, perché la nostra delegazione riconosce il governo liberamente e democraticamente eletto dai palestinesi, hanno ribadito che non arriveranno alla guerra civile, che troveranno un accordo sulla base del documento di riconciliazione nazionale e del documento sui 21 punti dei prigionieri politici, massimo promotore Marwan Barghouti. Il documento riconosce l’autorità dell’OLP, gli accordi firmati e lo stato palestinese nei confini del 1967. Sono impliciti, con il cessate il fuoco che Hamas rispetta, i tre punti richiesti dalla Comunità internazionale per la ripresa dei rapporti con l’autorità palestinese
E’ l’unica possibilità perché si possa riprendere un negoziato. Intanto Mahoud Abbas sta ricevendo pressioni per assumere decisioni unilaterali che sarebbero mortali per la democrazia e per il futuro della popolazione palestinese.

A noi forze sociali e politiche spetta di agire al massimo perché questo non avvenga e si ponga fine alla politica di occupazione militare israeliana e all’isolamento dei palestinesi.
Sarà capace il nostro governo di continuare la strada intrapresa con il Libano e lavorare intensamente e con urgenza per la convocazione di una conferenza internazionale di pace per la regione e intanto si fermi il massacro dei palestinesi?
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The silence and indolence of the International Community

Luisa Morgantini
Member of the European Parliament

The Israeli government must be stopped, the EU should suspend the economic agreements, the Italian government should revoke the military agreements and those on security stipulated with Israel, the UN should impose the respect of the UN resolutions and of the international legality.

The unilateral and military Israeli policy only leads to its own moral and political disaster, beside inflicting unbearable suffering, humiliation and collective punishment to the Palestinian population. After Lebanon, it came across the hypothesis of an international force in Gaza. Well, this must be done to protect the Palestinian and Israeli populations. The time has come.

Yesterday, during the meeting of the Israeli Security Council, the new Minister of Russian origins Libermann, famous for his racism and fascism (he supports the deportation of all the Palestinians, including of those who are Israeli citizens), seems to have said that the Israeli army should behave in Gaza as the Russians in Checheny; but actually the Israeli army doesn't need to imitate anybody, its actions and those of its generals must be presented in front of International Court for War Crimes.

Two days ago, while with a delegation of 12 members of the European Parliament belonging to all political parties, we were leaving Gaza from Eretz border, the Israeli bombs were falling on the village of Beit Hanoun. While we were watching the industrial area of Gaza, just four days ago crumbled up by the Israeli bulldozers, we could clearly see the helicopters aiming at Beit Hanoun.

Our driver was ashen. Together with other 25 families he had left his house in Beit Hanoun at the end of August because the Israelis had informed them that they would have bombed them. Now he lives with his ten children and his wife in a rented house in Gaza, and he told us that for him every day is "like waiting to die".

Palestinian business men and traders were telling us how the demolitions and the bombings that destroyed houses, bridges, roads, the electric power station and all the infrastructures, together with the closure of Karni and Rafah check points are impeding all the import and export of Palestinian goods, not to mention the movement of people, and that all this is leading to a dramatic economic and humanitarian disaster in the Gaza strip, but also in the West Bank. The cost of the imported goods in Gaza is now higher than in any other european country, the black market is growing and so is the smuggling, both with Israel and Egypt.

The employees of the pubIic sector, more than 150.000 in all Palestine, have not been receiving their salaries for more than 8 months now. The funds would be available if only Israel gave back the custom duties that they confiscated to the Palestinian Authority. The EU and the Quartet, instead of imposing on Israel to pay back the custom duties (trying as usual to solve the political issue through humanitarian aid), introduced the Temporary International Mechanism (TIM), in order to relieve the more needy cases, but has created a discriminating mechanism among the workers; in fact, only the employees of the health and education sector received some allowances, while nothing was given to all the others, including the police, who should guarantee internal security, but if not payed, risks to give way to corruption.

In the Al Shifa hospital of Gaza we saw the torn bodies of women, men, children and elderlies. The doctors are calling for an international investigation, since the wounds seems to be caused by phosphorus and chemical weapons. The hospital is in shortage of medications and it is not equipped to treat such injuries. Cancer or terminally ill patients cannot recieve anymore treatment in Cairo or Israel for the closure of the borders.

This is an umbearable situation, a humanitarian collapse, and a massacre of civilians happening with the silence and indolence of the International Community.

There are 10.500 political prisoners in a population of 3.500.000. Among them 400 are young boys and girls, more than 200 are women, and 1500 have been confined for years in administrative detention without a regular trial.

The Palestinian political forces seem not to have a strategy. The internal fight between Hamas and Fatah is not only political since it often leads to military fights, bringing insecurity for all. The effort for the establishment of national unity government is constantly undermined by internal power struggles, and most of all by the siege, by the Israeli policies and the American interferences.

The political factions that we met, with no discrimination since our delegation recognizes the freely and democratically elected Palestinians institutions, have reaffirmed that they will not give way to the civil war, that they will reach an agreement based upon the national reconciliation document and the 21 points document of the political prisoners, strongly wished for by Marwan Barghouti. The document recognizes the authority of the PLO, the signed agreements and the Palestinian state on the 1967 borders. The three requests of the International Community for the reopening of the relations with the Palestinian Authority, together with the cease fire that Hamas is respecting, are implicit. This is the only way for the reopening of the negotiations. Meanwhile Mahmoud Abbas is being pressurized to adopt unilateral decisions, which could be dreadful for the democracy and the future of the Palestinian people.

It is up to us, political and social forces, to act in order to avoid this, and to put an end to the Israeli policy of military occupation and to the isolation of the Palestinians.

Will our Italian government manage to carry on with the strategy undertaken for Lebanon, and to urgently call for an international force to be deployed to protect the civilian population and to convene an international conference for a just peace in the region? But the massacre of the Palestinians must be stopped now.